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Emicrania e senso di colpa: diamo uno stop a rimorsi e rimpianti

Le conseguenze dell’emicrania cronica non sono solo fisiche. Ad accompagnare le nostre giornate infatti non c’è solo il dolore o il timore che si scateni un attacco. Spesso e volentieri si fa strada in noi un male più profondo e oscuro. Che non c’è triptano al mondo che possa mandar via: il senso di colpa.

Senso di colpa per stare sempre male, per non poter tenere il ritmo degli altri. Per non riuscire a dare supporto alla famiglia quando vorremmo farlo o per far star male i nostri cari perché ci vedono soffrire e non sanno come aiutarci. Nei cupi momenti di dolore, tendiamo a caricarci di molti più patemi d’animo di quanti sarebbe giusto sopportarne.

A me è successo svariate volte. Soprattutto nei momenti in cui le terapie preventive classiche ed alternative hanno vacillato e mi sono ritrovata in circoli viziosi di cefalea da rimbalzo in cui nessun farmaco sembrava far effetto. Onestamente, è una situazione orribile che mette a dura prova noi e i nostri rapporti. Come se ne esce? Non c’è la bacchetta magica, ma serve un lungo e a volte duro lavoro su se stesse. Ma è fondamentale. Perchè l’alternativa è continuare a colpevolizzarsi per qualcosa che non dipende, e mai dipenderà, da noi. 

I 4 sensi di colpa più frequenti

Non tutte sperimentiamo le stesse sensazioni. Un po’ come nelle terapie preventive anche nella manifestazione dei sensi di colpa legati ad una malattia cronica la soggettività è centrale. Per questo la materia è tanto complicata. Ci sono però 4 tipi di sensi di colpa che accomunano molte emicraniche. E spero che leggendo quanto segue, ancor prima che guidata verso una “soluzione del problema” ti sentirai capita. Presa per mano. Perchè infondo ci siamo passate praticamente tutte.

Numero 1: senso di colpa “vorrei ma non posso”

emicrania e testa che giraMentre soffro e rantolo nel letto il mio cervello viaggia al massimo e pensa alle mille cose che si potrebbero fare se stessi bene. Anche se sono una vera pippa in matematica faccio un “rapido” calcolo delle ore che perdo in questo modo e mi dico che no, non si può essere sempre messa in questo modo. Mi giro e mi rigiro disperata con la sensazione che nessuno mi potrà mai ridare questo tempo perso, e il tempo è la cosa più preziosa al mondo.

Pensiero del Ben di Testa: E’ vero, nulla ci ridarà questo tempo. Ma arrovellarsi la testa in questo loop non è altro che alimentare uno stress che potrebbe portare a nuovi attacchi. Ti sei mai accorta di quanto tempo sprechiamo nel pensare a tutto il negativo che subiamo? Bene. Ora che lo sai spazza via i pensieri sprecativi, prendi il tempo che ti serve per recuperare (che non è mai perso o sprecato) e dedicati subito a qualcosa che ti piace davvero e ti ridia equilibrio.

Numero 2: senso di colpa “sindrome della tartaruga”

Durante gli attacchi si riesce a fare ben poco, ma anche dopo di essi non è che sia il carnevale di Rio. Il dolore lascia il posto a spossatezza, fiacca e altri strascichi non sempre simpatici. Così ci ritroviamo a vivere in un mondo rallentato e ovattato in cui tenere il ritmo degli altri è sempre più difficile. Ne risentono le performance lavorative, ovviamente, ma anche le semplici gite con gli amici, in cui a volte andare allo stesso passo sembra un’impresa più improba che scalare il K2 in pieno inverno (in mutande).

Pensiero del Ben di Testa: ok, sono lenta, sono affaticata. Devi accettare che il tuo corpo ha i suoi ritmi. Se lo farai, senza spingerlo oltre ciò che può darti, saprà ricompensarti. E per qualche consiglio tattico leggi anche “5 modi per recuperare le energie dopo un attacco di emicrania

Numero 3: senso di colpa “grazie, ho già fatto”

A volte per risorgere dai nostri mali ci basta mezz’ora. A volte non sono sufficienti due giorni. E in questo periodo il resto del mondo va avanti. La casa si sporca e va pulita, se hai bambini li devi gestire, magari occorre anche preparare un pasto o due. Il supporto di chi ci è accanto è indispensabile e ogni emicranica sa quanto famigliari, partner e amici comprensivi siano preziosi. Proprio per questo è doloroso dover dire volta su volta “non ci riesco per favore fai tu”. Così come lo è promettere di fare qualcosa e poi arrivare talmente tardi dalla propria ripresa post attacco che tutto quello che doveva essere fatto è già stato concluso. Certo, c’è solo da ringraziare, ma dispiace. Perché se si è in un team si vorrebbe fare la propria parte, sempre.

Pensiero del Ben di Testa: la vita è una ruota, oggi hai dovuto cedere il passo e lasciare che altri completassero alcuni compiti, domani potrebbe essere l’inverso. E se anche si sommassero tanti oggi e si allungassero i domani non ci sono comunque motivi a sufficienza perchè tu ti senta in colpa. Il dare e l’avere fa parte del gioco sempre, a prescindere dall’emicrania.

Numero 4: senso di colpa “circolo della sofferenza”

Io soffro, quindi tu soffri, allora io soffro di più. E così via in un loop infinito di dolore e agonia. Veder chi si ama star male è terribile. Ci sono persone che ci amano profondamente e quando ci vedono sotto attacco sono in pena per noi. Si danno da fare in ogni modo per aiutarci, si mettono problemi di ogni tipo. Ma i loro sforzi possono essere inutili, o a volte persino controproducenti oppure risultarci quasi fastidiosi. E in alcune di noi questo può generare l’ennesimo, deleterio e controproducente senso di colpa. Il senso di colpa di chi percepisce gli sforzi fatti ma non riesce ad apprezzarli perchè soluzione al nostro problema non c’è, ed anzi, tutto questo stare in pena per noi ci risulta quasi fastidioso.

Pensiero del Ben di Testa: soprattutto mentre affrontiamo il dolore non abbiamo le risorse necessarie per gestire tutta la girandola emotiva che ci colpisce. Facciamolo a mente fredda, nei momenti di calma e Ben di Testa, quando potremo parlare con chi ci circonda di come aiutarci quando l’emicrania ci abbatte (qui trovi i miei consigli su come aiutare un’emicranica sotto attacco). Il dialogo è fondamentale per migliorare le relazioni con chi ci circonda e abbattere qualsivoglia senso di colpa.

Per concludere

Ogni emicranica può vivere una o più di queste situazioni ma la cosa che ho imparato nel tempo, parafrasando le parole di Vasco, è che occorre fare un patto con le proprie emozioni, le lasciamo vivere così loro non ci fanno fuori.

Gestire la vita con una malattia cronica può essere molto difficile. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche emotivo. Se ti lascerai sopraffare dai sentimenti avversi generati dalla nostra condizione correrai il serio rischio di peggiorarla perché le emozioni negative hanno una maggior probabilità di scatenare la Bestia (come ho già raccontato qui).

Ciò che puoi fare però è lavorare su te stessa, accettarti per quello che sei e andare a vanti nella ricerca della terapia giusta per te. L’emicrania non passa solo grazie alla forza di volontà, ma sono fermamente convinta che nonostante tutte le avversità possiamo ottenere una qualità della vita migliore.

In fine ricorda sempre

Se hai difficoltà ad affrontare tutto questo da sola, se non sai come partire nell’individuazione dei tuoi sintomi premonitori e nella loro gestione o semplicemente desideri un supporto, ti aspetto in Coaching per il Ben di Testa.

Spero di averti dato delle informazioni che possano aiutarti a stare meglio. E se hai trovato utile questo condividilo o invia il link ad un’amica che potrebbe averne bisogno.

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