La cefalea nei bambini: un fenomeno in aumento

Quando si parla di emicrania pensiamo sempre al mondo degli adulti. Che non lavorano, che seguono terapie, che soffrono, che affrontano la vita tra mille difficoltà e medicine. Purtroppo però le cefalee non sono un’esclusiva del “mondo dei grandi”, anzi, in Italia sono il disturbo più frequente in età pediatrica. Di cefalea primaria soffrono circa il 30% dei bambini in età scolare e il 14% degli adolescenti dopo la pubertà. E se sugli adulti la sofferenza della nostra patologia ha un impatto enorme, per chi parte da giovanissimo è ancora peggio.

Chi è più colpito?

Anche se vi sono casi, purtroppo sempre maggiori, in cui si scoprono episodi in bambini sotto i 6 anni, di solito i primi attacchi della Bestia compaiono nei maschi attorno ai 7 anni e nelle femmine verso i 10/12, quando cominciano i primi cambiamenti ormonali. Benché spesso si manifestino in ragazzi in cui in famiglia è presente qualcuno con questa patologia la difficoltà di una diagnosi è comunque il punto centrale.

L’emicrania e le altre forme di cefalea primaria sono tanto comuni quanto sottovalutate. Infatti, come scrivevo in un articolo precedente (puoi recuperarlo qui), da un indagine dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che il 77% delle persone che ne soffre non si è mai rivolto ad un medico o non ha ricevuto una corretta diagnosi. Se questo problema è significativo negli adulti ancora più ostico risulta nei bambini, dove le forme di dolore non visibili sono ancora più difficili da classificare. I bambini infatti non sempre riescono ad esprimere con precisione il tipo di dolore che provano e di conseguenza non sempre è facile per i genitori capire che si tratta di mal di testa.

I tipi di cefalea: quali differenze con gli adulti?

Esattamente come per gli adulti, per parlare di cefalea nei bambini occorre distinguere tra cefalee primarie e secondarie (cosa che ho approfondito in questo articolo qui). Se si esclude che il mal di testa del minore derivi da un’altra patologia allora occorrerà capire di quale forma di cefalea soffre. Tra le cefalee primarie quelle più diffuse nei bambini sono la cefalea tensiva e l’emicrania.

Fino all’adolescenza l’emicrania è la forma più frequente di cefalea nei bambini e la sua predisposizione genetica è spesso testimoniata dalla presenza in famiglia di un altro emicranico. Anche se può manifestarsi a qualunque età, spesso da piccolissimi non si scatena subito con attacchi dolorosi ma più con una seri di dolori “di contorno” definiti come equivalenti emicranici. Essi comprendono:

– il vomito ciclico;

– i dolori addominali ricorrenti;

– le vertigini parossistiche benigne;

– il torcicollo parossistico;

– i dolori ricorrenti agli arti inferiori (comunemente noti come “dolori di crescita”);

– il mal d’auto.

Quando insorge il dolore vero e proprio di solito è d’intensità medio-forte, pulsante e di breve durata e, stando a quanto riportato dalle ricerche dell’Ospedale Bambin Gesù, ciò che spesso i bambini lamentano è di “sentire il cuore in testa”.

Nel periodo adolescenziale la forma di cefalea a colpire di più è invece la tensiva. In questo caso il dolore lamentato è di intensità medio-lieve, bilaterale e costrittivo. Spesso i ragazzi lamentano di avere la testa come in una morsa. A differenza degli adulti gli attacchi sono più brevi e la contrazione muscolare meno frequente, ma nel 35-40% nei casi possono sovrapporsi ad attacchi di emicrania.

Emicrania con aura e cefalea a grappolo sono molto rare in età pediatrica, ma non impossibili, occorre quindi essere ben attenti ai loro sintomi specifici.

Cause scatenanti

Il mal di testa influisce molto sulla qualità di vita dei bambini che ne soffrono. Limita le loro possibilità di giocare e divertirsi, influenza il rendimento scolastico e può anche limitarne la vita sociale. Per questo motivo è importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenità al medico non appena compaiono i primi sintomi e capire qual è la causa del dolore per trovare la cura più idonea. Certo, trovare la causa scatenante non è esattamente la cosa più facile del mondo. Non le è per noi adulti che ci auto analizziamo di continuo, figuriamoci per i bambini. Però ci sono alcune cose che si possono, e si devono, tenere in considerazione.

  1. Familiarità: secondo la Fondazione Veronesi se uno dei genitori soffre di emicrania c’è dal 50% al 75% di probabilità che anche il figlio ne sia affetto
  2. Alimentazione: qualità e quantità del cibo spesso sono fattori importanti da considerare. Basti pensare a quante merendine o bevande zuccherate si ingurgitano da ragazzini…
  3. Sonno irregolare: se per gli adulti il sonno regolare è importante per i bambini lo è ancora di più.
  4. Fattori emotivi: nell’80% dei casi gli attacchi nei bambini sono dovuti ad ansia e stress

Risvolti psicologici

Quando la Bestia aggredisce un bambino tenere in considerazione i fattori psicologici è molto importante. Intanto perché questi possono essere parte del problema. Come sottolineato in precedenza infatti la maggior parte degli attacchi nei minori è generata da stress e ansia. Principalmente causate da avvenimenti in campo scolastico o famigliare che hanno turbato la vita del bambino. Ma non è un problema solo di cause scatenanti. Per i bambini la difficoltà viene anche dal non riuscire a spiegare ( e spesso comprendere ) quello che gli sta accadendo, correndo poi il rischio di non essere creduti. Il mal di testa potrebbe non essere solo una scusa per non fare i compiti o non andare a scuola e non va sottovalutato. Soprattutto se vi sono altri sintomi accompagnatori che possono suggerire che non si tratta di una condizione transitoria ma dell’insorgere di una patologia potenzialmente cronica più complessa.

Come ogni emicranico esperto sa, durante le crisi, o subito prima di esse, si diventa irritabili o insolitamente stanchi, per poi tornare normali quando il peggio è passato. Questo dai-e-vai di condizioni alterne è difficile da gestire per un bambino. Molti infatti alla lunga manifestano di conseguenza problemi nel rendimento scolastico, scarsa volontà di praticare sport o di coltivare le relazioni sociali. Questi sono risvolti psicologici importanti ma anche campanelli d’allarme che possono celare una condizione di cefalea pediatrica.

E quindi che si fa?

Come dico sempre anche per gli adulti: la prima regola è andare dal medico! Il fai da te è dannoso nei maggiorenni figuriamoci nei bambini! Fondamentale è arrivare ad una diagnosi puntuale il più in fretta possibile così da rassicurare il piccolo paziente e i suoi genitori su ciò che si sta affrontando e cosa è bene fare a riguardo.

Secondo le indicazioni del Centro Clinico Nous, specializzato nei disturbi dell’età evolutiva, i farmaci sono generalmente sconsigliati per i bambini e prescritti solo nei casi più gravi. Per la profilassi ai preferiscono rimedi naturali volti al rilassamento dei muscoli contratti (come il biofeedback) e accorgimenti riguardanti lo stile di vita come sport, sonno regolare e dieta. Per l’attacco i farmaci sono limitati di norma alla tachipirina, e poco più per i casi più gravi ma sempre e solo sotto controllo medico. Anche per i bambini l’idea è che il dolore va bloccato subito per evitare che si cronicizzi, ma è anche importante evitare di assumere medicinali scorretti proporzionalmente all’età.

Sconsigliati sono anche gli esami diagnostici in eccesso.

Spesso inutili o invasivi (per esempio l’Rx dei seni paranasali o la TC del cranio), che possono portare il piccolo paziente a sentirsi gravemente malato. Questo ne aumenterebbe lo stress e quindi gli episodi di cefalea. Importante è poi che i genitori prendano nota degli attacchi sul famoso diario dell’emicrania ( se non ne hai mai sentito parlare leggi qui). Non si può pretendere che i bambini abbiano l’accortezza di segnare ogni cosa che riguarda i loro attacchi e per questo devono intervenire gli adulti.

 

Essere emicranici non è facile da adulti, figuriamoci da bambini. Per questo ritengo che l’informazione e la comprensione di questa patologia siano fondamentali. Se hai un figlio o una figlia che manifestano i sintomi che ho descritto prova a riflettere se non sia il caso di portarlo da uno specialista. E se già lo hai fatto spero qui tu abbia trovato qualche nozione utile a fargli passare un infanzia più serena. Non tutti i bambini che soffrono di cefalea diventano adulti sofferenti. Soprattutto nei maschi questa tende a diminuire se non a scomparire con lo sviluppo. Ma è bene essere preparati e sapere cosa si sta affrontando. “Ho mal di testa”, purtroppo, non è come dire “il cane mi ha mangiato i compiti”. Può nascondere molto di più.

 

 

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