Emicrania e Ansia: come affrontare la paura di un nuovo attacco

C’era una pubblicità tempo fa che diceva “E se l’attesa del piacere fosse essa stessa il piacere?”. Ecco, io mi son trovata spesso a chiedermi: e se l’ansia di avere l’emicrania fosse già parte dell’emicrania? Si perché chi soffre di emicrania non ha da combattere solamente contro i prodromi, i postumi e il momento di dolore. Deve lottare anche continuamente contro il terrore che la Bestia si scateni nei momenti meno appropriati e che rovini ogni attimo.

Ogni mattina un emicranico si alza e appena i neuroni si connettono fa un breve check-up della propria testa. Se la Bestia non è già attiva, cosa spesso possibile, si chiede:

arriverà anche oggi un attacco?

dovrò prendere l’ennesimo farmaco?

ce la farò a non passare la giornata a letto e a rispettare i miei impegni?

Ammettiamolo, questa è una routine tanto consolidata quanto stressante. Non riusciamo a fare a meno d’interrogarci su se e quando verremo colti nuovamente dal malessere. E se arriviamo infondo ad una giornata senza registrare danni la viviamo come un evento glorioso.

La cosa tremenda di questo circolo dell’ansia è che non ci capita solo quando abbiamo infilate di emicrania continue da non vedere la luce alla fine del tunnel. No, purtroppo, molto spesso, questi orridi pensieri ci disturbano anche quando il dolore non bussa alle nostre tempie da giorni e potremmo quasi star pensando di vivere una vita normale.

Cosa vuol dire vivere con l’ansia di un attacco?

Sono stesa sul telo, sento le onde del mare a pochi passi che mi cullano, il sole mi scalda ma senza ustionarmi. La giornata perfetta per rilassarsi e stare in pace con se stessi. Eppure non posso fare a meno di dirmi: forse è il caso che mi copra meglio la testa? Col sole potrei rischiare un attacco.

Sono al matrimonio della mia migliore amica. Sono la testimone e sono felice per lei e per l’essere lì a condividere questo momento meraviglioso. Voglio che tutto sia perfetto, voglio essere d’aiuto in caso di bisogno. E quindi ci penso e ci ripenso, posso farlo quel brindisi? E quel cibo potrebbe farmi male? La musica è troppo alta per me? E se poi sto male come faccio?

Sono al cinema. Finalmente è uscito il finale degli Avengers che aspettavo da un anno! Non vedo l’ora di vederlo, non sto nella pelle! Ho messo in borsa le medicine? E un po’ d’acqua per mandarle giù? Perché se sto male qui voglio intervenire subito, non mi va di abbandonare il film a metà.

Siamo in Marocco, oggi faremo la dromedariata nel deserto. Ma quanto è bello questo viaggio? Mi sto divertendo da matti! E poi sta notte si dorme in tenda tra le dune! Però aspetta, se mi viene un attacco sul dromedario come faccio? Riuscirei a resistere tre ore fuori col caldo e i sobbalzi? Dovrei forse rinunciare? O rischio? E se poi viene un attacco forte mi faranno rientrare prima o devo aspettare tutti? E se invece rovino il giro agli altri?

Questo è solo un assaggio di quello che vuol dire vivere con l’ansia di un attacco di emicrania.

Le nostre giornate sono costellate di momenti in cui ci interroghiamo se una situazione, un contesto, un cibo, un evento possono scatenarci un attacco e nel caso come gestirlo. Ovviamente vivere costantemente sull’attenti è snervante e alla fine rischia di portare ad attacchi generati da stress. Una sorta di circolo vizioso: ho l’ansia che mi venga l’emicrania per cui mi stresso e questo provoca un attacco di emicrania. Il crimine perfetto per la Bestia.

Le situazioni snervanti, come ho parlato in un pezzo sulle emozioni che puoi ritrovare qui, possono portare ad un inconsapevole irrigidimento dei muscoli del collo, del cranio, delle spalle, magari persino a serrare i denti e i pugni, e ovviamente questo contribuisce ad innalzare il rischio di un attacco.

L’ansia e lo stress sono trigger molto pericolosi perché possono arrivare a noi in modo subdolo, quando siamo in attesa di eventi piacevoli o quando vogliamo fare tutt’altro durante la giornata e cerchiamo di concentrare tutte le nostre forze verso il non avere l’emicrania (come se sperarlo forte forte forte fosse un’opzione funzionante).

Quindi come si può gestire l’ansia da attacco di emicrania?

Ovviamente non c’è una regola univoca, come sempre bisogna trovare la combinazione giusta per se stessi. Il consiglio che mi sento di dare però parte da tre principi fondamentali:

Controllo dei Farmaci

Mai uscire senza farmaci. Io li nascondo ovunque. Nella borsa, nel portafoglio, in auto, in ufficio, nelle valige. Ho persino una foto delle ricette salvata sul telefono in caso debba fare una performance da attrice disperata se mi rubano tutto e devo comprarle mentre sono via. Avere con me i salvavita (e prenderli subito al primo sintomo premonitore) è fondamentale per potermi dire “ok, se accade sono pronta”.

Piani B

Si, sono fissata coi piani B. Ma come ti ho raccontato nel mio pezzo sulla gestione dei rapporti sociali (che puoi trovare qui) avere un piano per la gestione del “se si scatena la Bestia” aiuta molto a ridurre il pensiero ossessivo verso di essa. Se so che potrò tornare a casa comodamente o ho vicino qualcuno che mi supporta in caso di bisogno, certamente mi interrogherò meno su cosa può accadere nella peggior ipotesi possibile. E magari scongiurerò la tensione.

Meditazione/Respirazione

Inspira…Espira… Inspira… Espira…

Come ho già raccontato nei miei diari più volte, una delle cose che mi ha aiutato a gestire meglio l’ansia (non solo quella per gli attacchi da emicrania) è la meditazione. Con approccio quotidiano a questa disciplina si può davvero fare un passo avanti notevole. Ma anche senza tanti corsi è semplice capire che se dobbiamo affrontare una giornata impegnativa e siamo terrorizzati che la Bestia colpisca la prima cosa da fare e fermarci a respirare. Se ci si focalizza su quanto è importante che non arrivi l’attacco allora questo arriverà quasi sicuramente. Bisogna cercare di mandare la mente altrove e un buon metodo è quello di distrarla facendola concentrare sul ritmo del respiro.

Vivere con l’ansia di avere l’emicrania è difficile quasi quanto averla. Ci costringe ad essere sempre sull’allerta e per questo, a volte, ci porta ad avere attacchi da sovraccarico di stress che magari avremmo potuto evitare. Non è facile dire alla propria mente di stare serena quando si è abituati a lottare con il dolore tutti i santi giorni. Però vale sempre la pena fare un tentativo. Il premio è il Ben di Testa e lo sforzo richiesto è sicuro inferiore a quello che compiamo ogni giorno (spesso inconsapevolmente) per torturarci con l’ansia di un attacco.

 

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