Prevenire l’emicrania: quali terapie esistono?

Hai mai sentito il detto “Prevenire è meglio che curare”? Suppongo di si visto che è uno degli slogan medici più famosi. Ecco, quando ho iniziato il mio percorso da emicranica non pensavo che questa banalissima frase centrasse con me. Ho male? Prendo qualcosa. Fine. Invece se il dolore si presenta sempre più frequentemente è fondamentale prevenire l’emicrania iniziando una terapia preventiva che aiuti a limitare l’insorgere degli attacchi.

Se gli attacchi iniziano ad essere 4 o più al mese e i farmaci per farli passare sono sempre meno efficaci, è ora di rivolgersi ad un neurologo per trovare la profilassi corretta. Qui uso il verbo trovare non a caso. L’emicrania purtroppo non è come avere un braccio rotto: basta il gesso, un po’ di fisioterapia e quasi certamente tutto tornerà come prima (circa perché il mio braccio rotto alle elementari ancora ogni tanto fa crock). No, il neurologo cercherà di capire quale tra le profilassi a disposizione sarà la più adatta a te facendo lo slalom tra profilassi inefficaci (per te) e possibili effetti collaterali.

Deludente?

Lo so, all’inizio tutto questo può sembrare estremamente scoraggiante. Prevenire l’emicrania non è facile come uno schiocco di dita. Ma ce lo siamo già detti tante volte, le cefalee hanno così tante componenti soggettive che è impossibile per noi non sperimentare. Basta pensare che l’efficacia di una terapia preventiva può essere stabilita solo dopo un adeguato periodo di tempo (di solito almeno 3 mesi). E una volta raggiunto l’obiettivo desiderato, la necessità di continuarla va rivalutata ad intervalli di 3-6 mesi perché potrebbe perdere efficacia col tempo. L’alternativa però qual’è? Continuare a imbottirsi di farmaci per gli attacchi? Sperare che il dolore passi per magia? No. Purtroppo noi lo sappiamo, l’unica via per raggiungere il Ben di Testa è un corretto stile di vita, farmaci adeguati per gli attacchi e azzeccare la profilassi che riduca il più possibile all’osso le aggressioni della Bestia.

Prevenire l’emicrania: le terapie ad oggi

In Italia, eccettuati gli anticorpi monoclonali, arrivati nel 2019 e ancora di difficile accesso per molti, le terapie di profilassi per l’emicrania utilizzano tutte farmaci nati e pensati per altre patologie ma che, nel tempo, si è visto che hanno effetti benefici anche sulle cefalee. Betabloccanti, l’antidepressivo triciclico amitriptilina, gli antiepilettici topiramato e il pizotifene e un antistaminico con una struttura correlata ai triciclici sono tutti farmaci già utilizzati in altre malattie ma che vengono, ancora oggi, proposti primariamente agli emicranici all’inizio del loro percorso di prevenzione.

A questo punto la domanda che ti porrai è: perché se ora esiste un farmaco specifico per prevenire l’emicrania si usano ancora le vecchie profilassi? La risposta è sicuramente molto complessa ed articolata ma, basandomi anche su quanto detto dai neurologi interpellati in merito durante na Giornata Nazionale del Mal di Testa ad oggi le terapie monoclonali sono ancora troppo costose per essere lanciate su scala massiva. Esattamente come le terapie più vecchie non hanno garanzia di successo sul lungo termine e dunque la spesa elevata è un fattore molto importante nel quadro complessivo. Per molti di noi, inoltre, si raggiungono ottimi risultati con le altre terapie, decisamente meno care.

Le terapie più usate

Betabloccanti 

I primi che potrebbero prescriverti, poiché più sperimentati e meglio documentati, sono proprio i betabloccanti. Questi agiscono come antagonisti dell’adrenalina e della noradrenalina, regolando la pressione arteriosa e riducendo la probabilità che la Bestia abbia campo libero per scorrazzare. Prima di prescrivermi l’Inderal (questo il nome del farmaco che ho usato io), anche se avevo poco più che vent’anni, il neurologo mi ha fatto fare un controllo dal cardiologo. Ho letto che a volte ciò non viene consigliato, invece ritengo sia molto importante. I betabloccanti agiscono sulla pressione e vi è un rallentamento dei battiti cardiaci perciò è fondamentale che il nostro organismo sia “in bolla” almeno su quel fronte! Se come me hai provato un betabloccante e non ha avuto risultati, non scoraggiarti! Le ricerche dicono che, come spesso succede con noi emicranici, se un tipo non funziona non vuol dire che gli altri abbiano la stessa sorte! Provare, provare, provare.

Gli antiepilettici

Riducendo l’attività elettrica del cervello questi farmaci contribuiscono a ridurre le possibilità di scatenare attacchi di emicrania. Il più famoso di tutti è il Topiramato, la cui posologia abituale è 50-100 mg al giorno in 2 dosi divise. Spesso è molto efficace ma la lista di controindicazioni ed effetti collaterali è lunga più di quella della spesa al rientro delle vacanze quando abbiamo il frigo vuoto. La nota positiva? Non a tutti vengono gli effetti collaterali ed ha una buona efficacia. Io, ad esempio, prendo i 100mg da oltre un anno e, passato il primo mese dove ho provato inappetenza e formicolio a mani e piedi, tutto si è risolto e gli attacchi si sono ridotti di un terzo. Certo, i primi tempi dovevo ricordarmi di mangiare, perché letteralmente vivevo d’aria (e detto da una che pubblica sempre cose di cibo lo so che fa strano!), ma vale la pena affrontare qualche ostacolo per stare meglio.

L’amitriptilina

La prima volta che mi hanno prescritto un antidepressivo (il Laroxyl) per curare l’emicrania sono rimasta sconvolta. Volevo urlare al neurologo del Centro Cefalee “Guardi che io non ho mal di testa perché sono depressa! Se mai il contrario!!!”. Solo studiando ho capito che il meccanismo d’azione di questo farmaco non è correlato alla sua attività antidepressiva. Questi farmaci sono spesso molto efficaci nel trattamento dell’emicrania ma purtroppo hanno diversi effetti collaterali. Motivo per cui essere seguiti da un buon neurologo, come ti ho già detto anche qui, è fondamentale. Il Laroxyl mi è stato prescritto da qualcuno di cui non mi fidavo per nulla per cui ai primi effetti collaterali ho mollato, anche se vedevo buoni risultati sulle mie emicrania. Un errore che, oggi che ho un buon neurologo di riferimento e molta più consapevolezza della mia patologia, non rifarei.

L’antistaminico

La flunarizina è un antistaminico con proprietà di calcio-antagonista che ci propongono quando non abbiamo risposto o tollerato altre terapie. Secondo gli studi è efficace quanto i betabloccanti ma spesso è un farmaco a carico del paziente ed è per questo che i neurologi tendono a non prescriverla come prima soluzione. Ovviamente, non sarai stupito di sentirlo, ho provato anche questa. Credo che la flunarizina tra tutti quelli che ho provato sia stato il farmaco che meno mi ha dato risultati e più mi ha regalato effetti collaterali. La Bestia continuava a zomparmi addosso allegramente e inoltre mi aveva addossato 6k in poco più di un estate. Se avesse funzionato mi sarei tenuta qualche kg in più senza problemi (ok, sono onesta con qualche problema e molta più palestra) però almeno non avrei avuto dolore continuo…invece oltre il danno la beffa.

Anticorpi monoclonali

Nuovissimi e desideratissimi da tutti gli emicranici, gli anticorpi monoclonali (di cui Erenumab è il capostipite) agiscono come cecchini che entrano nell’organismo e colpiscono il CGRP, una piccola proteina che viene liberata dalla terminazione trigeminale che a sua volta innerva i vasi meningei inducendoli a dilatarsi e innescando così l’attacco doloroso. Bloccando il recettore per il CGRP si evita sia l’infiammazione che la trasmissione del dolore. La vera rivoluzione però è che, pare, che i soggetti che sperimentano gli anticorpi abbiano un alto tasso di successo con effetti collaterali praticamente nulli. Il problema è che la cura è ancora molto costosa, ci si può accedere solo dopo lunghe liste di attesa e solamente se si è dimostrata l’inefficacia di almeno due terapie “classiche”. La strada è tracciata ma c’è ancora molto da fare.

Che cosa ho imparato e cosa ti consiglio

Quando ho iniziato il mio percorso tra farmaci per l’attacco e per la prevenzione ero sola, stordita, spaventata e, soprattutto, ignara di ciò che mi aspettava e di quello che era il mondo dell’emicrania. Non è bello buttarsi verso l’ignoto quando si tratta di salute. Se avessi saputo allora quanto conta la soggettività nella nostra patologia non avrei mollato in certi frangenti, avrei insistito di più con alcune cure, e avrei preso nota sin da subito di tutto quello che il mio corpo mi dice. Questa mini guida alle terapie per prevenire l’emicrania serve a darti un colpo d’occhio su quello che potrebbero proporti oggi come terapie preventive e farti sapere che tutti noi emicranici ci passiamo e, prima o poi, se siamo fortunati, la giusta combinazione di una di queste ci aiuterà a stare meglio.

E’ vero, non esiste ancora una cura miracolosa ne una magica soluzione al nostro problema. Però non bisogna mai mollare, bisogna provare e riprovare. Anche perché il nostro corpo evolve e, magari, la terapia che anni fa non tolleravamo o non era efficace, oggi ci può aiutare…e magari è proprio li la chiave che ci farà ottenere il Ben di Testa.

 

 

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